Pellizza da Volpedo
Il Quarto Stato
Capitolo 1 Introduzione
L'arte per l'umanità, questo era lo scopo di Giuseppe Pellizza da
Volpedo. In base all'analisi del suo percorso artistico, delle sue
affermazioni sull'arte in generale e sul ruolo dell'artista nella società si tenta in questa tesina di ricostruire la genesi del suo quadro
Il
quarto stato.
La prima parte tratta della vita dell'artista e delle problematiche artistiche della
sua pittura, nella seconda parte si analizzerà la genesi del quadro
Il
quarto stato, il « monumento più alto che il movimento
operaio abbia mai potuto vantare in Italia»
1.
Nell'arco di dieci anni del 1891 al 1901 Pellizza ha realizato tre diversi
quadri sul soggetto di una manifestazione contadina. Nel 1891 cominciava gli
Ambasciatori della fame, che ancora non esprime intenzioni politiche ben
precise, intenzioni che sarano invece rese esplicite nel quadro
La
Fiumana del 1895, in cui si legge una declarazione per il diritto umano universale. Dopo i scontri del
maggio 1898 a Milano e una repressione statale verso il movimento operaio
Pellizza decide di riprendere il lavoro con un messaggio chiaramente
favorevole alla
lotta di classe. Nella conclusione si tenta di
sistemare le sue idee politiche e artistiche paragonando le due al esempio
del pittore e la sua opera. Si tenteràanche di riflettere sulla fortuna del
quadro attraverso le sue reproduzioni. La riproduzione di massa èla chiave per il successo del quadro, in particolare tra la popolazione
operaia.
2
Capitolo 2 Pellizza da Volpedo (1868-1907)
2.1 Note biografiche e artistiche
«Io vi amo o uomini eccelenti, proprio perché oggi siete incapaci di vivere. Infatti è questo, oggi, il miglior
modo di vivere.»1
Giuseppe Pellizza da Volpedo è nato a Volpedo in Lombardia il 28 luglio
1868 da una famiglia che viveva dei prodotti delle terre possedute dei
dintorni del paese. Si suicida il 14 giugno 1907 dopo la morte di
suo figlio e di sua moglie.
Pellizza comincia nel 1883, all'età di 15 anni a seguire corsi di
disegno presso Giuseppe Puricelli
. Dietro
consiglio
di amici e sopratutto di Victor Grubicy de Dragon
suo padre lo iscrive all'Accademia di
Brera. Lì segue tutta la prima parte dell'iter accademico fino al
1887, riportando buoni successi e ottenendo vari premi. La sua formazione
presso Puricelli
lo porta alla copia dal vero, all'elaborazione di
ritratti e nature morte. Nel 1886 il suo maestro parte
per la Russia e Pellizza deve cercarsi un nuovo insegnante. Lo trova in Pio
Sanquirico
. Da Sanquirico, Pellizza impara soprattutto
lo studio dal vero su modelli viventi. Alla mostra nazionale di Venezia del
1889 vede tutte le possibilità espressive delle scuole artistiche italiane. Convinto che l'arte non cresce
nell'ambiente accademico braidense, decide di non tornare più a Milano a
studiare, ma di tentare nuove vie. Pellizza decide di recarsi a Roma per
frequentare l'Accademia di San Luca e per seguire i corsi della scuola libera
del nudo all'Accademia di Francia a Villa Medici. «Insoddisfatto di
maestri che seguivano poco gli allievi e che brillavano per la loro assenza
delle aule»
2
, Pellizza lascia Roma per
Firenze, non senza essere stato molto impressionato da Raffaello e da
Michelangelo e dall'arte rinascimentale in generale. A Firenze, approdando
nel 1888 Fattori
e copiando figure dal vero, Pellizza
comincia ad allargare l'ambito delle sue composizioni ed a dedicarsi
intensamente al disegno.
3
Accanto allo studio di opere di arte antica a Firenze, egli vuole entrare in contatto con i
protagonisti della
prima avanguardia pittorica italiana, i
Macchiaoli. Pellizza impara dai Macchiaoli «lo studio del paesaggio
dal vero definito da piani di colore tersi e luminosi e con eliminazione di
passaggi chiaroscurali per una definizione tonale dei contrasti
luminosi»
4
. Dopo aver imparato a lavorare
dal vero, egli applica la lezione dei Macchiaoli in
La piazza di
Volpedo del 1888. Nello stesso anno, Pellizza decise di giungere un'altra
volta l'accademia e va all'Accademia Carrara di Bergamo per rinfrancarsi
del tutto nel disegno presso Cesare Tallone
5
. Il Maltese, che
era nel dopoguerra uno dei primi critici d'arte a apprezzare Pellizza,
sottolinea l'influenza del Tallone, scrivendo: «Pellizza aveva tratto
dal Tallone, a Bergamo, la profonda fedeltà al vero, la vigorosa coscienza
della pittura come linguaggio [...].»
6
Importante per la sua visione dell'arte éstata la mostra universale di Parigi
nel 1889, dove si reca spinto dalla necessità di approfondire
lo studio degli effetti di luce. Dopo aver studiato dal vero,
incrementato la sua facoltà di disegnare ritratti e veduti, Pellizza torna
verso la ricerca della luce e la sua trascrizione in colore sulla
tela.
7
In
Ricordo di un dolore, un ritratto di sua sorella scomparsa durante
la sua assenza a Parigi, Pellizza sintetizza nel 1889 gli insegnamenti
ricevuti a Parigi. Nel 1890 decide di ritornare a Volpedo per lavorare finalmente da solo:
«Certo èche se un giovane dopo aver fatti gli studi di
iniziazione all'arte, anche avendo dell'ingegno, dovesse continuamente
rimanersi lontano dagli artisti, completamente solitario, senza darsi il
menomo pensiero di quanto avviene intorno a lui fatto d'arte, ignaro dello
sfolgimento continuato delle idee, si ridurebbe in breve tempo ad un
abbrutimento inevitabile. [...] Ai giorni nostri si esige molto più dal
pittore, per cui gli è necessario il contatto diretto, continuato della
natura chi gli abbisogna ritrarre; vivere in essa, di essa, per essa onde
assimilarsela quanto può e così porsi in grado di tradurla facendone
risaltare quei caratteri pei quali si distingue. Stiasi continuamente in
città il pittore che nelle vita cittadina cerca il suoi soggetti, ma chi
vuol ritrarre il lavoratore dei campi deve faticare, sudare con
lui!»8
Sembra che il giovane Pellizza descriva il suo percorso accademico per
spiegare la sua scelta di ritornare nel suo paese natale e
rimanere lontano dai circoli artistici delle grandi città. Per fare
un'arte pura, un'arte che corrisponda al cento per cento a se stesso, l'artista
non deve subire l'influenza degli altri artisti, ma invece deve rimanere
completamente solitario per concentrarsi sui valori essenziali. Dice che
per ritrarre la natura deve vivere nella natura e non in città. Vale la
stessa cosa per chi
vuol ritrarre il lavoratore dei campi deve faticare,
sudare con lui. Pellizza parla infatti dell'identità della vita e
dell'arte. Si deve vivere i soggetti dell'arte per essere capaci di
ritrarli adeguatamente.
A Volpedo Pellizza dipinge all'aperto e in campagna, «[...] sperimentando in
tutte nuove ricerche cromatiche per dare l'impressione di figure ambientate
in uno spazio atmosferico o naturale [...]»
9
. Ha appena finito il iter classico dell'accademia e comincia a subire
altre influenze, in modo di svillupare un proprio stile artistico.
È sopratutto la sua gamma cromatica che cambia, diventando più chiara e
«[...] eleminando le terre e cercando di ottener il massimo di
luminosità utilizzando colori puri disposti con pennelate franche, e
realizzando i contrasti e la vivacità della luce con la presenza di
pennellate bianche o tono su tono»
10
.
Nel 1892, sotto l'influenza del suo amico Nominelli
Pellizza
tenta i primi dipinti in tecnica divisionista per raggiungere la piena
luminosità della luce solare.
Pellizza inizia a praticare sistematicamente la nuova tecnica, che aveva
già notato nelle opere di Segantini
,
di Morbelli
e di
Previati
alla prima
Triennale di Brera del 1891.
È stata questa mostra a suscitare un grande dibattito
sul divisionismo e sul
vero significante, con Victor Grubicy
come protagonista principale, intervenendo
su diversi fronti come la stampa e l'organizzazione della
mostra.
Il suo primo quadro in tecnica divisionista è
Sul fenile del 1893,
un quadro «che accompagnasse alla fedeltà al vero naturale scene e soggetti
profondamente impegnati sul piano dei significati umani e
sentimentali»
11
.
A partire di questo quadro si nota un nuovo elemento nella sua pittura, una
dimensione umana che èil risultato delle riflessioni artistiche sulla
natura umana.
Per arrichire la sua
formazione e la sua cultura `umanistica' egli decise di recarsi a Firenze per
frequentare l'Istituto di studi superiori, studiando la letteratura, la
filosofia, l'estetica e la storia. Lì è entrato in contatto con
Fattori
, Segantini
ed
altri artisti, e ha
seguito le lezioni di Pasquale Villoni
e Augusto
Conti
. Tutti i due, Villoni e Conti, furono molto
importanti per la sua formazione intelletuale. Il primo per «la sua
concezione positivista della storia» e il secondo per averlo indirizzato
«ad una visione spiritualista della bellezza e a un idealismo
filosofico».
12
Nel 1894 ritornò a Volpedo,
participando a diverse mostre e intensificando i rapporti amichevoli con
Segantini
e Morbelli
. Con
Segantini
ha contatto epistolare e con
Morbelli
un rapporto
di stretta familiarità. Era Morbelli
a dargli consigli sul lavoro
divisionista.
13
Nell'arco dal 1891 al 1901 Pellizza lavorava sul suo quadro con soggetto
sociale, primo intitolato
Ambasciatori della fame, poi
Fiumana e
Il cammino dei lavoratori e alla fine
Il quarto stato, cambiando
tanto il titolo quanto la tecnica e il colore.
L'evoluzione dei quadri mostrano bene le diverse influenze
artistiche, dal divisionismo al simbolismo, che confluiscono in un'arte
personale.
Nella metà degli anni Novanta entra in contatto con pittori simbolisti e si
interessa di più al problema del simbolismo. Fa amicizia profonda con
Giovanni Cena
, che pubblicava articoli sui simbolisti
ed era uno dei protagonisti della critica per il simbolismo.
14
Pellizza participava al dibattito sul simbolismo coi suoi dipinti (cf.
Lo specchio della vita) e con diversi articoli in riviste
artistiche-letterarie. Egli iniziava nel 1895 una seconda versione degli
Ambasciatori della Fame, di cui il titolo viene cambiato in
Fiumana
sotto l'influenza dei simbolisti.
15
Sente il bisogno di
creare l'arte per l'umanità, per il popolo, per la vita quotidiana e
contadina: «[...] l'arte moderna deve essere, oltreché armonia di
colore ed equilibrio di forma, elevato nel concetto ed umana [...].
Sento che ora non è più l'epoca di fare
l'arte per l'arte,
ma dell'
arte per l'umanità.»
16
Nel corso del 1898 dipinge diversi quadri simbolisti, con «una puntuale
ricerca di significati»
17
, come per esempio
il suo
Autoritratto. Il 1899 era il «momento nodale
della sua parabola simbolista»
18
:
Dopo la scomparsa inaspettata e dolorosa del suo grande amico
Segantini
Pellizza entra in corrispondenza intensa coi i suoi amici, come Neera
, Vittorio
Pica
, Ojetti
, Tumiati
e
Grubicy
. Voleva continuare la riflessione di
Segantini
sui valori espressivi della natura. Pellizza comincia a
rinnovare il suo interesse per il paesaggio “puro”, apprezzando
particolarmente le esperienze degli impressionisti, conosciute all'Esposizione
universale di Parigi nel 1900.
Dopo aver cominciato una terza versione del suo quadro sociale,
Il
cammino dei lavoratori nel 1898 con un messaggio politico e filosofico
diverso da quello della
Fiumana, lo finisce nel 1901, intitolandolo adesso
Il quarto stato. È stato esposto per la prima volta a Torino nel 1902.
Pellizza è rimasto molto deluso dalla critica e dalla reazione del pubblico.
Rinuncia ad elaborare altri quadri con soggetti sociali. Dal 1902 si concentra
su vedute di paesaggi puri, «ma senza rinunciare
a strutturare profondamente l'immagine secondo ben precise leggi di
produzione armonica e rifiutando la semplice resa visiva dell'impressionismo:
pur copiando dal vero, puntuava sui fenomeni più generali ed universali,
ricavando da essi il massimo di suggestione e di
significato»
19
. Comincia ad interessarsi
a l'
École de Barbizon, di cui ha visto qualche quadro alla Biennale di
Venezia nel 1901, ed ai pittori inglesi di vedute paesaggiste come
John Constable
e William Turner
.
Il sole del 1904
è il risultato del suo studio del paesaggio puro, dipingendolo nelle montagne
ed ispirandosi a fare altre gite negli Appenini e nelle Alpi in Svizzera, sui
luoghi segantiniani. Verso il 1905 sembra ritornare difinitivamente verso
uno stile predivisionista. Insomma, dichiara in una lettera a
Morbelli
del 12 ottobre 1905: «[ho rinunciato] al puntinismo per una
pennelata più libera che crea forma e colore in un stesso
intante».
Cerca uno stile più adatto ad allargare gli orizzonti della
pittura che sembra di trovare ritorno all'impressionismo e poi alla
scuola di Barbizon: «un ritorno all'impressionismo che si dovrebbe fare
invece di spingere il divisionismo ai limiti estremi del
puntinismo».
20
Cercando nuove esperienze artistiche si recò nel 1906
a Roma, dove incontrò tra gli altri Balla, Boccioni e Severini. Questo
contatto sembra di non averlo influenzato molto, nell'estate del 1906 preferisce
ritornare in Engadina negli stessi luoghi segantiniani.
Non si può dire come avrebbe finito le sue esperienze artistiche seguendo
Segantini
: nel 1907 si suicidò dopo la morte del figlio e di sua moglia Teresa.
«[...] Pellizza al suicidio: si impiccherà nel suo studio il
14 giugno 1907. Ma sarebbe difficile non cogliere in quel gesto un'altra
coincidenza: nello studio di Pellizza c'erano ancora i grandi cartoni e
l'enorme tela del Quarto Stato, così come nella libreria si trovava la
traduzione italiana del romanzo di Zola,
L'OEuvre, o
Vita
d'artista. In quel libro Zola narra la vicenda del geniale pittore Claude
Lantier e dei suoi tentativi per dare una grande opera che renda la
molteplice realtàdella societàcontemporanea: lo troveranno una mattina
nel suo studio “impiccato sulla grande scala, di fronte alla sua opera
mancata”.»
21
Anche se il suo suicidio «rende
meditabondi sull'ormai insanabile conflitto tra le idealità alimentate
dall`arte e la dura realtà di un mondo che nella sua pratica quotidiana
le travolgeva ogni giorno,»
22
Pellizza
rimane nella nostra consapevolezza come
artiste engagé, che provava
a superare il lato puramente tecnico del divisionismo in favore di
una chiara posizione per i diritti dei suoi contadini. «Come uomo e
come artista»
23
, come lo
disse Severini
ancora nel 1936, Giuseppe Pellizza era
impegnato per aiutare gli
altri, sia lavorando al livello artistico sia lavorando nell'associazione di
mutuo aiuto di Volpedo.
2.2 Pellizza, tra idea e realtà
«[L'arte deve essere una] rappresentazione idialista della natura e di
noi stessi, in vista del perfezionamento fisico e morale della nostra
specie.»24
Le metamorfosi del
Quarto stato non sono solo un esempio di cambiamento
di stile di dipingere seguendo una moda, ma anche un buon esempio per
analizzare le relazioni tra un idea, un concetto, e l'oggetto dipinto; in
questo caso l'oggetto è una realtà sociale finta, perchè benché il
luogo e le persone siano presi dal vero, la situazione nella quale sono
raffigurati non è realmente accaduta.
Dopo avere imparato a dipingere dal vero, secondo i canoni del
naturalismo
25
,
Pellizza si interessa al Divisionismo, dopo aver visto
gli impressionisti a Parigi e dopo aver ritrovato il suo amico
Nominelli
a Firenze. Ma nel rapporto con
Nominelli
, Morbelli
e
Segantini
si limita non solo alla tecnica, ma
approfondisce anche la reflessione sul contenuto.
26
All'inizio della sua formazione Pellizza si
era concentrato sulla sua tecnica, sul disegno e sul dipinto.
Entrando nei circoli divisionisti capisce subito il conflitto con l'altra
parte del dipingere - il conflitto tra realtà dipinta e l'idea perseguita.
Il binomio è rapresentato nel divisionismo con Previati
da un lato e Segantini
dall'altro.
Previati
e con lui
Grubicy
sostengono una prevalenza dell'idea «in
direzione di una idealità indeterminata, fluttuante e evascente»
invece Segantini
opta per una realtà «attraverso un fermo impianto
strutturale.»
27
Tocca a
Pellizza decidere
tra la prevalenza o dell'idea o della realtà. Nell'arco di dieci anni di
esecuzione del soggetto sociale si possono vedere bene i diversi accenti. Sin
dall'inizio, già quando imparava presso Puricelli e Sanquirino lo studio
dal vero, Pellizza escludeva «vaghe e indistinte
idealizzazioni»
28
, prendendo la realtà fisica come momento fondamentale della realizzazione pittorica. All'inizio l'accento è messo dunque più sulla realtà seguendo Segantini.
29
Nel contatto con Puricelli, Sanquirino e Tallone, poi coi Macchiaoli e i
Divisionisti, Pellizza era entrato in un «milieu [...]
ideologicamente orientato in senso positivista»
30
. Il positivismo, di cui Auguste Comte aveva già scritto il testo
fondamentale negli anni Quaranta del '800, era diventato l'idea
filosofica più diffusa nell'ultimo quarto del secolo.
Il credo nella scienza e nel progresso
verso un futuro felice per l'umanità si infiltrava in tutte le circostanze della vita.
Analogo allo svillupo dell'impressionismo al
pointillismo/divisionismo/neoimpressionismo - “l'impressionismo
scientifico” -
nel campo dell'arte, le idee politiche in alcuni ambienti della società si
svillupano in una “dialettica positivista” verso la sicurezza che
il
socialismo proletario sia vincente sulla borghesia.
«Communque, a differenza del socialismo degli
universitaires francesi, allora prevalentemente non
marxista, il marxismo esercitò una tale attrazione sugli italiani
intelletuali che, per qualche tempo, il marxismo italiano sembrò quasi una
salsa con cui veniva condita l'insalata culturale fondamentalmente
positivista, evoluzionistica e anticlericale della classe media
italiana.»
31
Infatti era Pellizza a provare la sintesi tra idee socialiste e arte che
sembrava essere non-politica. Gli impressionisti, con l'ecezione di Pissaro,
si interessavano puramente alla tecnica artistica, come inseguito
i neoimpressionisti e divisionisti. Al livello socio-politico Pellizza
era vicino alle idee di pittori come Courbet
,
che prendeva chiaramente una posizione
politica e a cui Pellizza si avvicinò anche artisticamente verso la fine
dalla sua vita. C'è una grande somiglianza tra il
Funeraille à Ornans del 1849 e il
Quarto stato: nel raffigurare dei contadini, nella misura
del quadro e anche
nell'impegno politico-sociale. «Sapere, afferma Courbet
nel 1855, per
potere: questa è stata la mia idea. Essere in grado di tradurre i costumi,
le idee, l'aspetto della mia epoca secondo il mio giudizio, essere non
soltanto un pittore ma un uomo, in una parola fare dell'arte viva, ecco il
mio scopo.»
32
Sicuramente le parole di Courbet ma
sopratutto la sua
peinture engagée influenzavano il giovane Pellizza. Vedeva
anche lui nel dipingere un impegno per
l'umanità, un impegno poltico: «Il mio scopo è il bene del'umanità,
è di esprimere le verità che arridono al mio intelletto. Cosa importa se sarò disprezzato, vilipeso?
L'arte deve sublimarsi col pensiero. Amo più esser giusto nel pensiero che
nella forma.»
33
In rispetto al
Quarto stato invece questa affermazione sembra un po'
paradossale, perchéegli aveva già definito il nucleo del quadro nel
1891/2, nucleo che poi ha avuto tanto succeso presso la gente
“popolare”, ma lavorava per altri diec'anni circa sulla
forma del quadro, elaborando diverse tecniche di realizzazione.
Però non si può neanche rimproverargli di fare
l'art pour l'art.
Non cercava un microorganismo artistico in cui poter lavorare, ma svillupava
le sue facoltà sempre in relazione al contenuto e al messaggio da dare.
In una lettera al suo amico Morbelli
del 1895 scrive:
«[...] Non credo peraltro che egli abbia raggiunto lo scopo dell'arte
moderna la quale dev'essere oltre che l'armonia di colore ed equilibrio di
forme, dev'essere dico elevata nel concetto ed umana. Queste sono parole, ma
io non trovo altre adatte ad esprimere il mio pensiero: sento che ora non è più il tempo di fare dell'
Arte per l'Arte, ma dell'
Arte per
l'Umanità. La tua
Risaia entra in questa nuova? formula, e checché si dica, per me ha un valore anche per questo. Presto mi metterò assiduo ai
miei
Ambasciatori della fame, e, a rischio d'andar famelico anch'io lo
farò[...].»
34
Nell'anno in cui comincia la seconda versione del
quadro
Ambasciatori della fame e la intitola
La Fiumana,
riprende chiaramente la critica dei naturalisti all'
art pour l'art, anche una critica che è stata fatta agli
impressionisti, e si dichiara pronto all'idea di lavorare per tutta
l'umanità.
La decisione di Pellizza di dipingere in modo divisionista è dunque non solo una
decisione artistica ma anche l'espressione di una convizione socio-politica:
«l'uso di questa tecnica gli si imponeva come strumento ineliminabile
del progresso»
35
. L'uso del divisionismo
divinga quasi una specifica visione del mondo, un
Weltanschauung del credo nel futuro umano.
Victor Grubicy de Dragon
lo afferma:
«Se arte è vita e la luce è una forma di vita, la tecnica
divisionista, la quale tende ad accrescerebbe di molto l'espressione sulla
tela, può essere la culla di nuovi orizzonti per il
domani.»
36
Così la pittura divisonista diventa in questo momento per Pellizza quasi
la condizione artistica per dipingere gli
Ambasciatori della fame.
Sembra però che Pellizza non era convinto che sarebbe stato seguito dai suoi
amici. In una lettera a Neera
del 1897 scrive:
«[...] ricordo di averle parlato nella mia ultima lettera di una
evoluzione del mio spirito verso l'ideale d'una società costruita su basi
meno ingiuste che la presente ed ella, per risposta, mi esortava a non
ingolfarmi nella questione sociale: ora, siccome vado ognora rafforzandomi
nella opinione che l'artista, pur restando artista, non deve, come uomo,
rimanere estraneo a questioni cosìvitali, sentirei dispiacere se gli amici
mi abbandonassero. [...]»
37
E infatti dopo l'esposizione del
Quarto
Stato nel 1901 a Torino Pellizza è stato molto deluso dalle reazioni della
critica e anche da quelli dei suoi amici. Sembra che i suoi dubbi del 1897 siano giustificati.
Capitolo 3 La genesi del Quarto Stato (1891-1901)
Nell'arco di dieci anni dal 1891 al 1901 Giuseppe Pellizza da
Volpedo
1
lavorava su diversi quadri con lo stesso
soggetto sociale: nel 1891 gli
Ambasciatori della fame, nel 1895
La Fiumana e nel 1898
Il cammino dei lavoratori che poi nel 1901
è stato cambiato da lui in
Il quarto stato. Esistono diversi schizzi,
studii e bozzetti (cf. la lista alla fine della tesina), come
anche appunti e taccuini della sua riflessione sul soggetto
sociale.
2
In questo capitolo si
parlerà dei tre quadri e dei corrispondenti bozzetti, di un disegno del 1895 e
di una pittura di paesaggio di Volpedo, che serviva come sfondo per gli altri quadri.
3.1 1891-1895: Ambasciatori della fame
Attraverso la genesi del
Quarto stato si capisce il suo rapporto
dialettico con la pittura contemporanea, con la storia e con le teorie
sociale dell'epoca.
Impressionato dai scioperi e dalle manifestazioni di strada Pellizza comincia
nel 1891 con primi schizzi sul soggetto dello sciopero. Avendo visto dal vivo
le lotte popolari e avendo preso fotografie e schizzi dalla stampa, disegna
la massa di gente che lotta per i loro diritti. All'inizio degli anni
Novanta dell'Ottocento il soggetto dello sciopero èstato dipinto anche da
altri pittori italiani. Pellizza ne poteva vedere due alla Triennale di
Brera del 1891:
La piazza Caricamento a Genova di Plinio
Nominelli
e
L'oratore di sciopero di Emilio
Longoni
, tutte e due opere di tematica
sociale.
3
Ambasciatori della fame, bozzetto
figura 1
L'abbozzo degli
Ambasciatori della fame
è dell'Aprile 1891. La scena
ha luogo sulla piazza Malaspina a Volpedo che Pellizza aveva già ritratto
in un quadro nel 1891.
Il bozzetto
4
mostra già una composizione con tre figure centrali
davanti ad un gruppo di persone sulla piazza - Pellizza chiamarà questa
composizione più tardi “embrionale”. La struttura del paesaggio e le
figure si integrano distribuendosi per linee ortogonali. La visione è leggermente dall'alto, corrispondente alla strutturai tettonica dal punto di
vista prescelto da Piazzetta Malaspina. La prospettiva
dall'alto inforza la composizione pesando sull terzetto nel primo piano.
La composizione su due piani, la piazza a metàombra e le mura della città con i contadini, che sono connessi al terzetto centrale. Il terzetto figura
come ponte intermedio tra la massa e chi è o dovrebbe essere al posto
dello spettatore. Le figure non sono molto distinte, trattandosi di un bozzetto,
solo nel terzetto si possono distinguere caratteristiche di fisionomia e di
vestiti. È gente in abito da lavoro, contadini di Pellizza, con un
aspetto determinato. Dunque i tre uomini sono infatti rappresentati come
ambasciatori, come intermediari tra il grande proprietario, a cui appartiene la villa Malaspina,
e i lavoratori che chiedono pane per nutrire le loro famiglie.
La struttura delle tre figure vista dall'alto sulla piazza e la massa di gente
sullo sfondo sarano la struttura fondamentale del quadro, che non cambierà nell'arco dei dieci anni dell'evoluzione del dipinto con soggetto sociale. Nei
dieci anni dal 1891 al 1901 Pellizza mutò l'applicazione tecnica del
dipingere e i valori del colore per «poter meglio precisare i vari
significati»
5
del soggetto. Il colore del bozzetto è delicato e accentua i toni chiari ma non puri. Il colore è distribuito
con velocità ed immediatezza. Il paesaggio
stesso resterà immoto a dare certezza e una sorta di verità alla marcia
dei lavoratori. La natura e il paesaggio, anche le mura e le case, sono
punti fissi a cui sono rapportati gli uomini. L'uomo è mobile, l'uomo cambia
il suo destino sullo sfondo della natura immobile.
L'opera si pone come vera e propria base per tutte le succesive elaborazioni
di questo soggetto. La composizione è già fissata con sicurezza: lo
stacco d'ombra in primo piano, il gruppo avanzante di due uomini e le figure
sul fondo. Pellizza ci spiega l'identità dei caratteri in una pagina del
suo diario: «[...] due contadini
s'avanzano verso lo spettatore, sono i due stati ordinati dalla massa di
contadini che vien dietro per perorare presso il Signore la causa comune -
Uno dessi intelligissimo energico parebbe nato anziché pei lavori di
campagna pegli ardui sentieri del pensiero, l'altro che lo vien coadiuvando
è uomo dalla tempra forte robusta bonaria in lui un non comune buon senso
è stato causa dell'incarico affidatogli - Un compagno si avvicina loroe
vuol indurre il capo a voltarsi per veder la sua moglie che col bambino in
collo è svenuta per fame [...].»
6
Troviamo dunque come carattere fondamentale dei due personaggi centrali l'
intelligissimo energico e la
tempra forte robuste bonaria. I due
Ambasciatori vanno a
perorare presso il Signore la causa comune,
cioè rechiedono di essere pagati meglio o di avere semplicemente pane per mangiare.
La moglie del personaggio centrale, che va avanti con fermezza, è già
svenuta per fame. La donna col bambino, di cui parla nel diario, sta
ancora in disparte dalla scena centrale. Nella
Fiumana, quattro anni più tardi, sarà messa in primo piano accanto all'
ambasciatore centrale.
La scena descritta non era insolita per l'Italia postrisorgimentale. Le
riforme della
Sinistra storica dopo il 1876 finivano per
«accutizzare i
contrasti e gli squilibri già esistenti»
7
. Negli anni Ottanta dell'800 c'era una grande crisi agraria, che aveva
come una conseguenza il rincaro dei generi alimentari e il peggioramento
delle condizioni di vita. Denutrizioni, malattie, analfabetismo e redditi
da fame erano le conclusione della pubblicazione di Jacini dell'inchiesta
agraria negli anni Ottanta del '800 sulle condizioni di vita delle masse
rurale.
8
In conseguenza
il malcontento e l'esasperazione si manifesta nella collera popolare e poi in lotte
organizzate dei lavoratori. Dal 1884 cominciano i grandi scioperi dei
braccianti, nel 1887 sale alla presidenza del consiglio Francesco Crispi. La
sua presidenza «doveva dare inizio ad uno dei periodi più tumultosi
dopo l'unificazione»
9
, perché era una
svolta in senso autoritario. «La politica crispina contribuì infatti
all'acuirsi del malcontento popolare, che sfociava via via in forme di lotta
sempre più organizzate.»
10
In questo
periodo nascono i partiti socialisti e operai, le camere del lavoro e vengono
organizzati congressi del mondo operaio.
L'idea di Pellizza di dipingere la lotta pacifista dei operai per i loro
diritti (sopratutto esistenziale di sovravivanza) nasce dunque in questo
contesto politico-sociale.
Piazza Malaspina a Volpedo
figura 2
Sul quadro del paessagio, che serviva
come sfondo per gli
Ambasciatori si vede la
Piazza Malaspina a
Volpedo, il primo piano è in penombra, la luce del sole viene dalla
sinistra dello spettatore, sulla sinistra c'è un muro di casa, nella parte
centrale del piano medio si vede un muro, disposto diagonalmente dal fondo a
sinistra al piano medio per finire alla destra, aumentando il senso di prospettiva reale,
e poi sul fondo a destra si possono distinguere tre casette, qualche albero e il
cielo blu. La tonalità cromatica è tenuto probabilmente al colore reale
del paese: ocra-apenaria-marrone. È stato fatto dal vero e da una visione
del luogo reale.
11
Ambasciatori della fame
figura 3
Questo quadro ci da una descrizione più meticolosa della topografia di
Volpedo. L'attenzione è accentutato alla presenza del palazzo Malaspina grazie alla larga ombra in primo piano.
La composizione non ha cambiato molto: sempre
la stessa prospettiva, l'ombra sul primo piano, il muro a sinistra e le case
a destra, è una sintesi tra il quadro della piazza e il bozzetto del
aprile '91. Nello sfondo si distinguono già i lavoratori, da una
massa quasi indistinta e senza fine. Nel piano medio c'è il terzetto con
una una figura centrale, il più avanti, e due figure al lato, quella della sinistra nella stessa figurazione che
quella centrale, tutti i due con capelli che danno ombra in faccia, finchè non si può veder bene gli occhi, che da ancora piùdi fermezza alle due.
La figure alla destra raggiunge la figure centrale, guardandola. Si
chiariscse la funzione del terzo personaggio, com'era già descritto nel suo
diario da Pellizza: il ragazzo a destra sta indicando un secondo gruppo a
destra in fondo. Questo gruppo è il gruppo delle donne, tra cui si trova
anche la moglie del ambasciatore centrale. Nel bozzetto non si poteva ancora
ben identificare il gruppo come donne. Sembra che le donne figurano come
contraposto ai lavoratori, essendo allo stesso momento la fine, la motivazione
per i lavoratori di lottare, ma anche una raggione per gli uomini di reaggire
con calma e non con forza presso il Signore.
I vestiti dei tre sono quei dei poveri, semplice, di lavoratori di terra. Il
loro colore è lo stesso del paese, della terra, della massa. Il colore è puro
e terso. Larghe pennelate rendono plastica le forme. Nel cielo blu su
può vedere in sfondo la montagne del aerea volpedano.
Il modo di dipingere il quadro ricorda la lezione di Cezanne e dei
machiaoli.
12
Ambasciatori della fame, disegno
figura 4
Nel 1895, dopo tre anni di interruzzione, Pellizza riprende il lavoro sul
soggetto, disegnando una nuova versione degli
Ambasciatori della fame.
Questa versione, un disegno carboncino e gesso su carta marroncino, èun altra
tappa verso il nuovo quadro la
Fiumana. Le due figure in primo piano
sono abbozzati con forza, mentre le altre figure e lo sfondo sono
lasciato un po' nello sfumato.
Nel suo diario Pellizza ci spiega le ragioni
per riprendere il soggetto: «Gli ambasciatori sono due si avanzoni seri
sulla piazzetta verso il palazzo del signor che proietta l'ombra ai loro
piedi [...] si avanza la
fame coi i suoi atteggiamenti moltiplici - Son uomini,
donne, vecchi, bambini: affamati tutti che vengono a reclamare ciò che di
diritto - sereni e calmi, del resto, come chi sa di domandare ne più ne
meno di quel che gli spetta - essi hanno sofferto assai, è giunta l'ora del
riscatto, così persano e non vogliono ottenere colla forza, ma colla
ragione - qualcuno potrà alzare il pugno in atto di minaccia ma la folla
non è, con lui, essa fida nei suoi ambasciatori - gli uomini intelligenti
[...] Una donna accorso mostra il malicelento bambino, un'altra, una terza,
è per per terra che tenta invano di allatare il bambino sfinito colle
mamelle sterili - un'altra chiama impreca [...]».
13
Il soggetto riceve un'aspetto più generalizzante. Non vuole solo dipingere
un momento nella vita contadina, ma vuole far vedere l'idea generale che
sta dietro: la rivendicazione pacifica di una parte della società, che ha
sofferto assai.
La fame viene identificata con la folla delle persone.
La lotta della
fame per il suo diritto è una lotta
serena,
calma e
raggionava.
La fame però non viene
obbligatoriarmente identificata alla classe operaia. L'iconografia non è tipica per la sinistra di questo periodo, non si vedono bandiere ecc. Si
vedono solo uomini, donne,
bambini, che fanno semplicemente parte del genere umano, senza prendere
qualsiasi posizione politica. Insomma, è una visione positiva
basata sulla ragione umane.
3.2 1895-1898: Fiumana
«L'arte deve essere socialmente utile all'uomo traendolo della
realtà informa, anarchica, verso una realtà organica [...]
socialista.»14
La Fiumana, eseguita quattro anni dopo i primi schizzi per
Ambasciatori della fame, corrisponde nel suo cambiamento di tecnica
pittorica, di
struttura e di colore al mutamento della convinzione politca-filosofica
del pittore: il messaggio è più accentuato sul significato universale del
soggetto sociale, sull'universalità dei diritti umani.
15
Infatti, anche la scelta
letteraria del titolo
Fiumana, con implicazione simbolista,
è frutto di questa ricerca di universaliltà: «[...] gli umili, gli opressi,
forti del loro buon diritto, entrano nella storia con l'impeto travolgente di
una fiumana»
16
.
Fiumana, bozzetto
figura 5
La grande versione della
Fiumana è preceduta da uno studio in olio. Il colore
sembra di luce di temporale e la folla nello sfondo è appena abbozzata. La
struttura dell'opera succesiva è già difinita nel bozzetto: il terzetto di
due uomini e la donna con bimbo guidano la marcia della folla. La
quantità di gente ha augmentato, corrispondente al titolo è diventato una vera
fiumana umana. L'ombra nel primo pianao è stato eliminati: le tre figure
centrali vengono più in avanti e sono meno visti dall'alto. La figura
giovanile è stato sostituita solo sul bozzetto da una figura di donna.
Perché il giovanotto è stato sostituito da una donna? Che pensa Pellizza del roulo delle donne: «Per me la donna più che
render parte con vera coscienza è compagna passiva dell'uomo nella sua
corsa verso l'equilibrio ed è perciò che le mie donne invece di rivelare
un pensiero profondo si interessano o dell'uomo o del bambino o tendono a
vedere i fatti isolati senza assurgere allo scopo finale
dell'uomo.»
17
Sembra essere un pensiero tipicamente macista del secolo scorso. Il ruolo
della donna è stare accanto all'uomo, la
compagna passiva dell'uomo,
non capace di essere protagonista propria e vera.
Invece di essere protagonista della lotta, la figure della donna corrisponde
piùtosto ad una allegoria dell'umanità.
18
La gamma luminosa è impostata su «contrasti dal giallo al rosso, con
dominanti sulfuree nelle figure e su toni dal blu al verde nello sfondo, dove il cielo
è di forte intensità bluazzurata e verdi delle piante si riflettano nel
terreno»
19
.
Nel corso del 1895/96 Pellizza studia di nuovo i singoli personaggi con
disegni e cartoni preparatori, alcuni in grandezza naturale, non essendo
contento con la forza suggestiva delle figure esistenti. Questi studii
sono molto importanti, perché segnano un punto d'arrivo nell'estetica e
nella poetica del giovane artista. Forse in riferimento a Proudhon Pellizza
scrive nel 1895: «L'arte deve dare al popolo il ritratto di lui, ma
abbellito»
20
.
Nella
ricerca di adesione alla realtà del mondo contadino persegue un ideale
di perfezione formale; questi studii sono i
studii di figura,
studio di mano e i
studii di figure maschile (cf. nella list alla
fine della tesina i numeri 4-11).
Fiumana
figura 6 Nel luglio dell'anno
1895 Pellizza comincia a lavorare sulla grande tela
Fiumana. I tre
protagonisti sono resi in una taglia di corpo quasi reale.
Pellizza aveva portato delle
varianti significative
alla linea del paesaggio
e alle figure della schiera alle spalle dei protagonisti. La linea di figure
retrostanti ha subito variazioni: sono più slanciate e allungate. Sono
moltiplicate le teste delle figure in sfondo, facendo riferimento ad una grande massa, una
fiumana umana. Scotti 1980 affirma, che Pellizza «dovrette servirsi
anche di alcuni fotografie eseguite appositamente coi i suoi modelli in
posa»
21
. Magari usare fotografie di modelli sul
posto reale rendeva il dipinto piùvivace. Pellizza non voleva mostrare una scena ferma, ma
una massa di gente
vivente e palpitante: «Il popolo non è più quasi una natura morta, ma una massa vivente e palpitante, piena di speranze
umili o di minaccie oscure.»
22
.
«S'ode ... passa la Fiumana dell'umanità
genti correte ad ingrossarla. Il restarsi è delitto
filoso lascia i libri tuoi a metterti alla sua
testa, la guida coi tuoi studi.
Artista con essa ti reca ad
allievarle i dolori colla
bellezza che saprai presentarle
operaio lascia la
bottega in cui per lungo lavoro ti
consumi
e con essa ti reca
e tu chi fai? La moglie il pargoletto teco conduci
ad ingrossare la fiumana dell'Umanità assetata di
giustizia - di quella giustizia conculcata fin qui
e che ora miraggio lontano splende.»23
Questo piccolo poema, scritto sul verso della tela, esprime la
volontà di
Pellizza di voler fare un quadro ancore più generalizzante degli
Ambasciatori della fame.
Adesso vuole fare un quadro sulla
Fiumana dell'umanità, la cui
tutte e tutti devono ingrossare. La
marcia va verso un futuro, in cui la
giustizia splende mirraggio
lontano. La giustizia per tutta l'umanità è la speranza e il motivo
centrale della sua
Fiumana. È convinto, che si deve dare al
soggetto una forte idea. Segue l'idea di Proudhon, che si deve dare una
visione idealista e positiva dell'uomo, per condurre l'uomo ad un
perfezionamento morale.
È l'impegno umano che solleva la sua pittura,
che egli chiama la
pittura sociale:
«È un tentativo che faccio per sollevarmi un pochino dalla
volgaritàdei soggetti che non sono informati ad una forte idea. Tento la
pittura sociale [...]. La mia aspirazione all'aquità mi ha fatto ideare una
massa di popolo, di lavoratori della terra i quali intelligenti, forti,
robusti, uniti, s'avanzano come fiumana travolgente ogni ostacolo che si
frappone per raggiungere luogo ove'ella trova equilibrio
[...].»
24
3.3 1898-1901: Il Quarto Stato
«Coraggio e sempre avanti, il giorno della vittoria sarà lontano, ma sarà.»25
Perché Pellizza ha ripreso il lavoro sul soggeto sociale una terza volta?
Probabilmente ci erano due ragioni principali: non era contento del
risultato tecnico-artistico e la situazione socio-politico aveva
ancora cambiato e Pellizza voleva in corrispondenza a questa nuova situazione.
Secondo Aurora Scotti
26
Pellizza non era contento dei «rapporti luminosi fra
le parti» e dell'impostazione dei gruppi. Voleva rendere più impetuosa la fiumana, «facendola avanzare a cuneo verso
l'osservatore» e dare più«dinamismo» e più«notazioni realistiche» all'opera.
27
Peròla motivazione di riprendere il lavoro sul «piùgrande
manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra l'Otto e il
Novecento»
28
non era solo di natura
artistica. Sicuramente anche gli eventi politici hanno portato Pellizza a
rielaborare il soggetto sociale con un nuovo messaggio. L'anno in cui
reprende le fatiche di lavorare una terza volta sul soggetto, il 1898, è anche l'anno delle violente ripressioni del Bava-Beccaris a Milano. Già nel corso del 1897 gli scioperi agrari e urbani sono aumentati drasticamente.
Questa situazione culmina nei scontri del maggio 1898 di Milano. Pellizza ha
sicuramente ripreso questi eventi come occasione di mutuare la concezione del
quadro verso un messaggio chiaramente politico in favore per lotta dalla
classe operaie. Il pittore, «convinto della bontà dell'idea e della
sua storicità» iniziava in quest'anno un manifesto dell'avanzarsi
ineluttabile di una nuova classe popolare.
29
Il cammino dei lavoratori
figura 7
Il bozzetto è stato cominciato nel 1898 in scala molto più ridotta
rispetto alla
Fiumana. La composizione è organizzata in tre piani
paralelli. Le carattere dell figure non sono di una più grande
espressività e i gesti e i moti delle mani sono accentuati, dando anche una
più grande espressività gestuale alle persone.
Le figure creano gruppi di due o tre persone, che discutano. Le prime file dei lavoratori sono definiti con più forza plastica
«pur infrossare come fiumana le parte finale della schiera, sotto un
cielo articolato in spazi sereni e in turbinose nuovole»
30
. Il colore è caldo e chiaro
con una richiezza di ocra-rosati, com'è infatti la luce del sole di giorno
avanzato.
31
La sua tecnica di dipinger Pellizza descrive nel modo seguente:
«Mi giova la teoria dei contrasti, quella dei complementari e la
divisione del colore a seconda dello scopo che mi prefiggo nei miei lavori.
Tutta la scienza riguardante la luce ed i colori mi desta un particolare
interesse: per essa posso avere coscenza di quel che faccio. [...] A questo
mirano i tentativi che faccio presentemente; e, nella speranza di approdare i
miglior risultato, faccio studi preliminari per ben determinare nella mente
quello che voglio fare; poi disegno i cartoni da calcare sulla tela, su
questa applico il colore di preparazione addiritura a posto, quindi cerco di
finire ogni particolare del quadro dal vero. E nel
risultato la
fattura non dovrebbe essere nétutta a puntini, nétutta a lineette, nétutta ad impasto; e nemmeno o tutta liscia, o tutta
scabrosa; ma varie come sono varie le apparenze dagli oggetti nella natura, e
raggiunger con le forme e con i colori "un'armonia perlante" (questo sarebbe
il supremo scopo), un'idea alla mente od un sentimento al cuore.
[....]»
32
La pennelata è composta di puntini e di
lineette, ma la tecnica pittorica dipende dal soggetto da rappresentare. Si
forma i oggetti non solo col colore e col disegno, ma anche colla tecnica usata.
In una lettera a V. Pica Pellizza spiega
la sua intenzione che lo aveva portato a svillupare nuovi tentativi artistici
(già ripreso nel 1898 col titolo
Il cammino dei lavoratori):
«Col fatto reale dell'avanzarsi di una massa di uomini del lavoro io
tento simboleggiare il grande cammino che essi vanno compiendo
[...].»
33
Sembra che le sue idee sul
soggetto siano state influenzate di idee sozio-proletarie: non si
tratta più di una
fiumana umana, ma di
uomini del lavoro,
che non lottano solo per il diritto universale: il loro cammino è una lotta di
classe. Non è una rivoluzione, la gente non corre, ma il loro avanzare è lento e pacato, non avversivo, ma persuadente e nella loro lentezza e
fermezza suggeriscono un senso di invicibilità. Pellizza sembra essere
persuaso, come un grande numero d'artisti del suo tempo, dell'avanzare
della classe operaia verso un piùluminoso avvenire, di progresso e di ben
essere.
Sembra che Pellizza abbia (politicamente) subito un sviluppo da un socialismo
utopico ad un socialismo marxista. Sotto l'impressione della sempre
aumentando differenza delle classe sociali e della repressione di una gran
parte della classe dirigente, Pellizza sembra aderire pienamente alla classa
operaia. Segue la critica, che già Karl Marx
e
Friedrich Engels
avevano espresso nel loro
Manifesto del partito comunista del 1848: «È inerente
tanto alla forma non evoluta della lotta di classe quanto alla loro propria
situazione, che essi credono d'essere di gran lunga superiori all'antagonismo
di classe. Vogliono migliorare la situazione di tutti i membri della
società, anche dei meglio situati. Quindi fanno continuamente apello alla
società intera, senza distinzione, anzi, di preferenza alla classe
dominante. Giàcché basta solltanto comprendere il oro sistema per
riconsoscerlo come il miglior progetto possibile della miglior società possibile.»
34
Il Quarto Stato
figura 8
Nel 1898 Pellizza comincia il terzo quadro col titolo
Il cammino dei
lavoratori, che poi sarà intitolato nel 1901
Quarto stato.
Il titolo
Quarto Stato fu ispirato dalla lettura della
Storia
socialista della rivoluzione francese di Jean Jaurès.
35
In relazione alla
Fiumana il
Quarto stato èdi dimensioni
piùgrande (da 450cmx275cm a 543cmx285cm), permettendo così «le
figure in primo piano una scala assai vicina al vero»
36
. Il ritmo della composizione è più stemperato e il colore rinuncia ai contrasti espressivi. Insomma la nuova
tela è più omogena e ferma della ancora la
Fiumana. In rispetto
alla
Fiumana la rappresentazione della massa non è più indistinta,
ma più chiara e «dai ritmi compositivi improntati a maggiore
solidità ed oggettività»
37
.
Il paesaggio è stato ripensato totalmente: invece della «montagna
innevata ed in luce all'estremo limite dell'orrizonte» della
Fiumana,
Pellizza inizia una nuova composizione
per poter raggiungere in pieno «la vagheggiata sollenitàe forza del
modellato».
38
Lo sfondo non doveva essere
troppo detagliato e chiaro per non disturbare l'attenzione dello spettatore.
La natura è stata dipinta in una gamma di colore scuro e sfumato, e da
l'impressione solitaria e assorta. Il cielo è un tramonte, blu, rosa, e
viola in lunghe e decorative striscature. La natura sfumata-scura funziona come
contraposto alla piazza Malaspina illuminata dalla luce mezzogiornale. Sul
piano di significati simbolici vediamo dunque la classe operaia uscendo da
condizioni scuri e miseri e andando verso un futuro illuminata e felice.
Rimane solo a conoscere il modo ccon il cui si ottiene il futuro felice,
come si vede nelle discussioni delle figure.
È stato accentuata la
ricerca della modulazione delle figure con ombra e luce, la creazione di
volumi e corpi in grandezza naturale. Riprende anche lo studio dei
tre personaggi centrali, per cui posavano per diversi schizzi (cf. lista
alla fine della tesina numeri 12-21) da sinistra a destra Clemente Bidone,
Giovanni Zarri (tutti e due contadini di Pellizza) e Teresa Pellizza, sua
moglie. Si vede già nei studii che seguono la
Fiumana la ricerca di una
maggiore solidità e oggetività. Bidone e Zarri sono stati
ristudiati con un «plasticismo quasi
geometrizzante»
39
.
I due maschi non cambiano molto nel loro attegiamento in rispetto
alle versioni precedente, però sono resi piùnetti e emblematici nella
loro fermezza. Giovanni Zarri si distingue della massa con il «reso
vivido dal colore rosso, dominante senza sfumatura ed ombre capo sul
panciotto»
40
. La donna invece, la cui
lunga veste e la sua posa ricordano una statua antica, sta un po'
accanto e introduce lo spettatore con un gesto della sua mano di sinistra nel
quadro, accompagnandolo con il suo visto verso gli ambasciatori.
La folla alle spalle del terzetto è compatta, unitaria e continua. Occupa
tutto lo spazio da un lato del quadro all'altro. Le figure laterale chiudono
agli estremi la composizione.
41
La composizione dei personaggi, le relazioni tra le parti e il tutto,
ricordano la pittura rinascimentale. Giovanni Cena nota nel 1902: «Per il
disegno, per la distribuzione delle figure, per la complessità e il ritmo
della composizione, per lo studio accurato e sintetico di ciascuna figure vi
viene in mente un pittore ben lontano nel tempo e nelle idee:
Raffaello.»
42
E infatti, ci vengono in mente in
particolare il riferimento a Raffaello e le sue stanze vaticane.
I gesti dei personaggi, in particolare la loro posizione delle mani, fanno
pensare anche nel loro raggrupamento in conversazioni alla
Scuola
d'Atena.
43
Per esempio il gruppo a destra delle spalle della donna ricorda il disputo tra Platone e Aristotele, il
primo mostrando con le sue mani verso il cielo e l'ultimo invece verso la
terra, cioè due concezioni filosofiche totalmente diverse. Sembra che anche
i lavoratori mostrano diversi attegiamenti di prendere verso la lotta per il loro
diritto. Nel loro abbigliamento abbastanza uniforme presentano diverse
possibilità di comportamento e di reazione. Nella fila seguente si aggiunge
all'attegiamento dei gesti della prima file lo sguardo dei lavoratori. Le
mani e la testa hanno una funzione essenziale di caratterizare la massa.
Alcuni persone guardano lontano (verso un futuro più felice?), altri
davanti a se (pensando alla lotta?), altri verso lo spettatore ecc.
L'avanzare non è rapido, con forza violente, ma è sicuro e ineluttabile
con sicurezza e la certezza di vincere.
È una lotta anche intelletuale, con consapevolezza del proprio ruolo
storico. Questo quadro èil frutto di dieci anni di elaborazione
artistico-tecnica e di maturazione politico-filosofica, «dando forma ad
un quadro in cui il popolo aveva la compiutezza e l'equilibrata serenità e
positività delle concezione classiche»
44
. Il quadro è l'espressione dell'artista-pensatore di un socialismo positivo
e evoluzionista.
45
Anche l'uso della tecnica
divionista s'infila in una riflessione sulla tecnica adatta a una certa
weltanschauung. Il credo nelle scienze e nel progresso sociale trova il suo
equivalente nel modo scientifico di dipingere secondo la tecnica del divisionismo:
«[...] le lotte dei lavoratiri e il loro progresso sociale si
univano alla alla tecnica ostinatamente divisionista, piú scientifica e
quindi progressista rispetto a quelle del passato, e a dominanti linee
ondulate in cui Pellizza vedeva la sigla della
modernità.»
46
Capitolo 4 Conclusione
Con delusione di Pellizza
Il Quarto Stato non fu accolto con molto
entusiasmo da parte dalla critica d'arte e neanche dei suoi amici
artisti.
1
Non ha ne vinto un premio alla Triennale di Tcvffbxg
Il quarto stato fu trascurato da parte della critica per vari
anni.
Pellizza viene preso in considerazione per la prima volta nel libro Ritratti di artisti iltaliani di Ugo Ojetti, che
include la sua biografia. Nel 1920
esce la prima monografia su Pellizza a cura di Francesco Sappori, nel 1944
seque un altra di Severino Bellotti. Nel frattempo ci furono anche
tentativi di leggere la sua opera in chiave fascista, come per esempio
nella rivista Alexandria che dedicava numerosi contribuiti tra il
1936 e il 1939 al pittore. Per il quarantesimo anniversario della sua morte
nel 1947 il comune di Volpedo pubblica un fascicolo monografico su
Pellizza. Nel 1954, due anni dopo la presentazione di Pellizza al Padiglione del Divisionismo della Biennale di Venezia, viene pubblicato da
Arturo Mensi il catalogo della mostra sul volpedese in Alexandria.
L'interesse della critica d'arte e una sua valutazione positiva cominciano
peròsolo negli anni Sessanta: col libro di Corrado
Maltese del 19602
con gli Archivi del divisionismo del 19683
e la mostra del Divisionismo italiano nel 1970.
Le ricerche sul pittore vengono completo con due monografie negli anni
Settanta: Il quarto stato a cura di Aurora Scotti e Pellizza per
il Quarto Stato di Gabriella Pelissero. Col Catalogo generale di
Aurora Scotti, pubblicato nel 1986, finiscono per il momento le ricerche su
Pellizza.4
Il successo del quadro presso il pubblico cominciò, cono il consenso
dell'autore, attraverso la diffusione di riproduzioni su cartolina e stampa
socialista.5
L'iconografia del quadro èstata subito capita dalla maggior parte della
popolazione lavoratrice. La soluzione iconografica èstata molto
importante: nel 1900 Hans Baluschek sviluppa una
soluzione simile nel suo Proletarie. Anche Otto
Griebel riprende nel 1928-30 lo schema iconografico nel
suo quadro Internazionale con la stessa vista dall'alto su una massa
infinita di lavoratori. Anche loro, benché sono disegnato in modo meno
tipicisante, mostrano la loro forza come classe unitaria. Anche Griebel ha
avuto probabilmente in mente , come Baluschek, Il quarto stato quando dipingeva il quadro.6
Tramite la riproduzione tecnica le masse operaie potevano dividere
l'entusiasmo portato da Pellizza, il «sociale creatore del manifesto
politico del proletariato»7
, per le idee socialiste.
Probabilmente la sua fama non era dovuto al quadro stesso, ma
alla sua riproduzione. Il quarto stato ha sovravissuto gli anni
della dittatura fascista fino ai nostri giorni con un' immensa
popolarità.8
Sembra che anche cent'anni dopo la sua creazione, l'iconografia del
quadro abbia una grande attrazione: è stato p. es. usato da Bernardo
Bertolucci per il suo film Novecento. È stato usato anche per una
quantità notevole di pubblicazioni, tra l'altro per la copertina dell
supplemento del lavoro nel corriere della sera.9
Attraverso di una sua
diffusione di massa, sotto forma di riproduzioni e di pubblicazioni nella
stampa di sinistra, ha avuto una fortuna immediata presso i partiti e le
organizazzioni operai. Gli operai non andavano sicuramente al museo per
vedere questo quadro (con dimensioni di pittura di storia). La sua
popolarità è dovuta ad un'inconografia ben perceptibile e alla sua
distribuzione o riproduzione di massa. «Proprio questo tipo di medium [riproduzioni nelle gazette, cartoline,
ecc.] nella diffusione dell'immagine mi sembra importante per chiarire la sua
popolarità che giunse nei primi decenni del Novecento al risultato di una
sua enorme diffusione nelle sezioni di partito e nei circoli operaie. Era qui
infatti che si rivelava la sua capacità di tradurre in “simbolo
compatto, diretto e sintetico, mezzo secolo di iconologia popolarea Daumier
ai preraffaelliti”, iconologia che per giunta si era calata e identificata
nella concezione del socialismo quale era maturata, a livello popolare e
colto nello stesso tempo, nell'Italia settentrionale del primo
Novecento.»10
La distribuzione e diffusione di massa del Quarto stato tramite la sua
riproduzione technica aveva probabilmente una portata mai vista in
quest'epoca: ma come lo dovrà definire Walter Benjamin una generazione
più tardi, con la sua riproduzione technica, un opera d'arte perdeva anche
la sua aura. Pellizza aveva lavorato per diec'anni al suo quadro per arrivare
alla fine ad un risultato (artistico) ottimo. Ma la maggior parte della
populazione non andava a Milano per vedere il quadro al museo. Lo vedeva
invece sopratutto in riproduzioni, su cartoline, libri giornali etc..
Così l'opera d'arte aveva perso fin dall'inizio la sua autenticità. Non
era il suo hic e nunc a dargli la sua grande fama - come è p. es.
il caso dell'arte del rinascimento tanto ammirato da Pellizza.
La riproduzione tecnica del quadro con una finalità ideologica, lo strappa
al controllo del messaggio da parte dell'artista. Il Quarto stato è stato probabilmente uno dei primi quadri ad essere usato sopratutto come
riproduzione nella stampa avendo ricevuto cosi una grande popalarità.
Quest'uso dell'imagine del Quarto stato da parte della sinistra
politica anticipava l'evoluzione della propaganda di massa usata sotto i
regimi totalitari del periodo seguente. Al contrario delle intenzioni
originarie di Pellizza, che voleva fare un'arte per l'umanità, il
Quarto stato è diventato cosìun modello per la stampa politica.
Note
Note Capitolo 1
- 1
- Maltese, Corrado,
Storia dell'arte in Italia. 1785-1943, Torino 1992, p. 268.
- 2
- Sarebbe duncque interessante pensare alla relazione tra
opera d'arte e la sua riproducibilitàe la qualitàdi un arte adatta
all'impegno poltico. Purtroppo l'autore non ècapace di farlo in questa
tesina.
Note Capitolo 2
- 1
- Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Torino 1899, p. 279, citato in: Maltese 1992, op. cit., p. 269.
- 2
- Scotti, Aurora, Pellizza da Volpedo. Catalogo
generale, Milano 1986, p. 10.
- 3
- «Fattori seguiva con impegno e
pazienza i propri allievi e Pellizza fu subbito soddisfatto e rinfrancato,
stringendo amicizia con i compagni, fra cui Plinio Nominellie Guglielmo Micheli [...]» Ibidem, p. 10.
- 4
- Ibidem, p. 10.
- 5
- Sul Tallone Pellizza diceva più tardi: «Delle regole
del buon disegno e della maschia pittura [il Tallone] fu l'unico
fra i miei maestri»; citato in: Maltese 1992, op. cit., p. 268.
- 6
- Ibidem, p. 268.
- 7
- Non parlareròdel divisionismo come stile artistico. Con
questa citazione vorrei indirizzare al libro della Quinsac sul divisionismo
italiano del 1972. «[...] cette idée, fruit d'un siècle d'investigations scientifiques et de réflections littéraires, à savoir que couleur et lumière sont une même donée puisque la le première n'est perceptible que par l'intervention de la seconde. Traduire la lumière, non plus par le recours
au contraste, c'est-à-dire en utilisant l'ombre, mais par un emploi savant
et raisonné du pigment coloré[...].» Quinsac, Annnie-Paule, La Peinture Divisioniste
Italienne. Origines et Premiers Développements. 1880-1895, Paris 1972, p. 194. Alla
fine della tesina sono enumerati altri cataloghi di mostre sul divisionismo
negli anni scorsi.
- 8
- Giuseppe Pellizza, Il Pittore e la solitudine in
Fiori, Teresa, Archivi del
Divisionismo, Roma 1968, pp. 200 sugg.
- 9
- Scotti 1986, op. cit., p.
12.
- 10
- Ibidem, p. 12.
- 11
- Ibidem, p. 13.
- 12
- Ibidem, p. 13.
- 13
- «Fu Morbelli a procurare da Milano a Pellizza i volumi
teorici di ottica, come il Rood, necessari per approfondire scientificamente
lo studio della luce e del colore: l'analisi sistematica di Pellizza èben
perceptibile in Panni al sole, vero paradigma del Divisionismo e di
altissimo rigore compositiva.» Ibidem, p. 13.
- 14
- «Un diverso simbolismo “positivo”,
che radicasse nel vero idee
universali ed attuali in parallelo allo sviluppo progressivo della società,
era discusso nella rivista artistica La Triennale, apparsa nel 1896 a
Torino in commento della mostra della SocietàPromotrice e diretta da un
colletivo d'artisti, tra cui spiccano lo scultore Bistolfi e il redattore
capo Giovanni Cena. In quell'occasione accanto ad articoli
sull'idealismo artistico e la scienza, Victor Grubicy,
discutendo la portata sociale della tecnica divisionista, ne
sottolineava l'evidenza realistica, capace di comunicare alle grandi masse un
contenuto spirituale: “tanto la suggestione che la tecnica
divisionista, lungi dall'escludere la chiarezza, l'intelligibilità e la correttezza, sono i portabandiera [per]
mettere l'arte alla portata del vero popolo”.» Victor Grubicy,
Giovanni Segantini e la portata sociale della tecnica divisionista, in:
La Triennale, n. 13, pp. 102-4; in: Lamberti, Maria Mimita, Pellizza da
Volpedo e il Quarto Stato, in Storia dell'arte italiana, II. parte
vol. III cap. 5, p. 87 sug.
- 15
- «[...] in maggior consonanza con gli
ideali simbolisti, maturati nel corso del 1895, lo intitolòallora Fiumana,
dedicandolo alla rappresentazione a scala monumentale di una protesta
contadina ambientata nella nativa Volpedo e punto nodale del debattito fra
realt'a ed idea.» Scotti 1986, op. cit., p. 14.
- 16
- Pellizza citato in: Anzani, Giovanni e Carlo Pirovano, La pittura del primo Novecento in Lombardia (1900-1945), in: Carlo Pirovano (a cura di), La pittura italiana. Il Novecento, Milano 1991, p. 74.
- 17
- Scotti 1986, op. cit., p. 15.
- 18
- Ibidem, p. 15.
- 19
- Ibidem, p. 16.
- 20
- Pellizza citato in: Pirovano 1991, op. cit., p. 74.
- 21
- Lamberti 1982, op. cit., p. 93.
- 22
- Maltese 1992, op. cit., p. 269.
- 23
- Gino Severini citato in: Scotti 1986, op. cit., p. 19.
- 24
- P. J. Proudhon 1865 citato in: Lux, Simonetta, Sociologia dell'arte.
Definizioni, storia, bibliografia, Roma 1979, p. 14.
- 25
- «[Il Divisionismo] si riattace al naturalismo e ne fa parte; esso non
èche un mezzo tecnico per riprodurre colle materie coloranti le
vibrazioni luminose dei raggi onde si compone la luce.» Giuseppe Pellizza,
Il Divisionismo come mezzo tecnico, in: Fiori 1968, op. cit., p. 198.
- 26
- «Poi dal Nominelli, dal Morbelli, dal Segantini, apprese, a cominciare dal'92, la tecnica divisionista, e, insiema, l'esigenza di conferire un piùlargo contenuto ideale al suo lavoro.» Maltese 1992, op. cit., p. 268 sug.
- 27
- Scotti 1980, op. cit., p. 9.
- 28
- Ibidem, p. 9.
- 29
- «I
procedimenti interni pei quali un artista pittore ci dàuna sua
opera possono avere due moventi: o l'idea, concepita la quale l'artista cerca
nella natura le forme atte a rappresentarlo o la vista casuale di forme della
natura che in lui determinano l'idea.» Pellizza citato in: Ibidem, p. 9.
- 30
- Ibidem, p.
12.
- 31
- Hobsbawm, Eric J. et al. (a cura di),
Il marxismo nell'etàdella seconda internazionale (Storia del marxismo, vol. II), Torino 1979, p. 80.
- 32
- Gustave Courbet, Le Réalisme, Parigi 1855;
qui citato in Negri, Antonello, Il Realismo. Da
Courbet agli anni Venti, Bari 1989, p. 8.
- 33
- Pellizza nel 1889 in: Scotti, Aurora (a cura di), Il quarto Stato,
Milano 1976, p. 83.
- 34
- Pellizza in un lettera ad A. Morbelli del 12 Maggio 1895,
in: Ibidem, p. 95.
- 35
- Scotti 1980, op. cit., p. 12.
- 36
- Grubicy de Dragon, Victor, Tecnica ed estetica
divisionista, citato in: Damigella, Anna Maria, La
pittura simbolista in Italia. 1885-1900, Torino 1981, p. 185.
- 37
- Pellizza in una lettera a Neera del
1897, in: Fiori 1968, op. cit., p. 206.
Note Capitolo 3
- 1
- il
Nome “da Volpedo” èstato aggiunto da lui stesso per mostrare il
suo legame col suo paese natale
- 2
- cf. Comune di Tortona, Catalogo dei Manoscritti di
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Tortona 1974 e Scotti 1976, op. cit.
- 3
- Cf. anche il catalogo della mostra Arte e socialitàin Italia dal realismo al simbolismo 1865-1915 nel Palazzo della Permanente,
Milano 1979.
- 4
- Il bozzetto non èstato ancora attribuito a Pellizza nella monografia di
Aurora Scotti sul Quarto Stato del 1976; Scotti 1986, op. cit., p. 278.
- 5
- Scotti 1980, op. cit., p. 12.
- 6
- «La scena èstata spiegata dallo stesso artista in una
pagina di una diario, che chiarisce anch il passagio alla immediatamente
succesiva tela di Ambasciatori della fame. In data primo maggio
leggiamo: “Io ho fatti fin dallo scorso anno studii e abbozzi per un
quadro cosìconcepito = Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci
e mezzo del mattino d'una giornata d'estate il sole lancia i sui potenti
raggi - due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due stati
ordinati dalla massa di contadini che vien dietro per perorare presso il
Signore la causa comune - Uno dessi intelligissimo energico parebbe nato
anzichépei lavori di campagna pegli ardui sentieri del pensiero, l'altro
che lo vien coadiuvando èuomo dalla tempra forte robusta bonaria in lui un
non comune buon senso èstato causa dell'incarico affidatogli - Un
compagno si avvicina loroe vuol indurre il capo a voltarsi per veder la sua
moglie che col bambino in collo èsvenuta per fame [...] - il palazzo èdietro lo spettatore manda la sua ombra sul primo piano del quadro - [...] di
questi primi [contadini nello sfondo] sei il primo a destra tien stretto un
pugno per accompagnare un pensiero che ha fitto in capo, il secondo tien le
braccia incrociate sul petto, il terzo porta la man destra alla frinte e
guarda il cielo, il quarto èun vecchio che s'avanza sostenuto dal suo
bastone e da un quinto caritatevole e giovane contadino, il sesto ed ultimo
che si trova vicino al muricciolocchhe fiancheggia la strada ha le braccia
allungato verso terrain avanti e lo sguardi pur verso terra a pocchi passi
avanti a lui forse verso la donna svenuta e par in atto di dire “ecco
il premio dopo tanti sudori, fattiche ecc.” - dietro ad essi vien la
massa del popolo senza schiamazzo tranne laggiùin fondo dietro a tutti un
pugno alzato, solo un pugno, che ècome un avvisamento qualora il caso
fosse disperato e la fame parvennisse all'insopportabilità. [...] Vado in
me ognora pensando a trovare poche parole, se potessi una sola, che
sintetizzi il pensiero che ho emesso sopra “olla fermezza e sensa
fanfaronate si ottiene ciòche ci vien di diritto” quella parola se
la trovasse vorrei metterla per titolo”.» Scotti 1986, op. cit., p. 278.
- 7
- Pelissero, Gabriella, Pellizza per il “Quarto
Stato”, Torino 1977, p.
7.
- 8
- cf. Pelissero 1977, op. cit., p. 8.
- 9
- Ibidem, p. 9
- 10
- Ibidem, p. 9.
- 11
- Cf. la fotografia antica, tav. 6 Paesaggio
presso la pieve riprodotto in Scotti 1976, op. cit., p. 169.
«Una vecchia fotografia conservata a Volpedo fra le carte carte del
pittore raffigurante la piazza Malaspina a Volpedo ci documenta il lavoro di
attenzione precisa e scupolosa del vero compiuto di Pellizza in preparazione
al suo quadro di soggetto impegniato e "sociale" intrpreso nei primi anni
Novanta. [...] Inoltre il lavoro del pittore ha avvicinato i piani del
muretto e della pieve facendo sentire il nucleo di destra della composizione
come costruito da un compatto e severo incastro di volumi. In questo senso
il quadro svolge piùchiaramente gli spunti compositiviappena suggeriti dal
disegno del taccuino 13 dello studio di Volpedo del 1891 e mette a punto il
rapporto tonale delle varie parti nel caldo impasto dominante di ocra rosti
contrastati dalle ombre grigiastre e dai verdi e dagi azzuri del fondo. Lo
studio isolato del paesaggio sembra voler mettere a fuaco con esatezza il
luogo teatrale, la scena prescelta per la rappresentazione, in modo da poter
poi comporre senza problemi gli aggruppamenti e i posizioni dei protagonisti.
[...] Per le limpedezza del colore e per la vicinanza al bozzetto di Ambasciatori della fame ritengo possibile anche per questa tela una
datazione del 1892.» Scotti 1986, op. cit., p. 279.
- 12
- «[...] il
tipo di colore usato, limpido, ma distribuito ancora per
masse, e la tersitàe saturazione luminosa ottenuto pur senza usare il
colore diviso. [...] Ambasciatori della fame che, sottolineando il sicuro
incedere del gruppo, poteva anche idealmente allagarsi ai moti del 1888-90
contro gli aumenti del pane e la disoccupazione seguita alla grave crisi
agraria. Se giànel disegno (Gruppo di contadini, 1891) le bandiere avevano
lasciato il posto agli attrezzi agricoli, visibili sullo sfondo, nel bozzetto
(Ambasciatori della fame, 1891) anche questi erano scomparsi e solo alle
figure era affidata la precisa rappresentazione di un momento delle lotta di
classe, con piùforza di quanto fosse fatto dalla stessa stampa
socialista.i Il quadro diventa cosìil momento in cui Pellizza poteva
saldare esperienza e opera individuale a esperienze e participazione
colletiva.» Scotti 1976, pp. 28 sug.
«[...] Colpisce la modulazione delle immagini, riassunte in larghe
pennelate che squadrano e rendono plastica la forma entro precise coordinati
spaziali date dei piani perpendicolari e ben strutturati delle quinte
architettoniche. Il colore puro e terso su quasi tutta la tela consente una
datazione del 1892.» Scotti 1986, op. cit., p. 278.
- 13
- «”
Il giorno 12 corrente ho attacato al muro la carta per il
cartone di un quadro che voglio fare e che intitoleròGli ambasciatori
della fame. Lunedì14 corrente ho incomminciato il paesaggio in cui
dovràsvolgersi la scena copiato da un bozzetto che ho fatto sulla
piazzetta del palazzo qui a Volpedo fine dal 1892, appositamente (èprima
ancore del 1892 che io ho intenzione di fare questo quadro). Durante questa
settimana ho disposto sul cartone le figure che sono una cinquantina - mi son
servito del bozzetto che feci fin dal 1892 e che a diverse riprese modificai -
tal bozzetto embrionale io ho devuto modificarlo e perfezionare sul quadro
la composizione - sul bozzetto la folla dei famelici che stanno dietro la
prima fila era appena accennatai. Gli ambasciatori sono due si avanzoni seri
sulla piazzetta verso il palazzo del signor che proietta l'ombra ai loro
piedi - di dietro il paesaggio dardeggiato del sole - a destra di chi guarda
una via che mette sulla piazzetta; làun fondo una chiesuola pieve
attorniata dal verde - a sinistra la via del Torraglio - èper questa via
che si avanza la fame coi i suoi atteggiamenti moltiplici - Son uomini,
donne, vecchi, bambini: affamati tutti che vengono a rechlamare ciòche di
diritto - sereni e calmi, del resto, come chi sa di domandare ne piùne
meno di quel che gli spetta - essi hanno sofferto assai, ègiunta l'ora del
riscatto, ccosìpersano e non vogliono ottenere colla forza, ma colla
ragione - qualcuno potràalzare il pugno in atto di minaccia ma la folla
non è, con lui, essa fida nei suoi ambasciatori - gli uomini intelligenti
i quali se avessero studiato potrebbero essere qualcosa di importante nella
societàmagari ministri - cosìraggionava in se ogni persona - Una donna
accorso mostra il malicelento bambino, un'altra, una terza, èper per terra
che tenta invano di allatare il bambino sfinito colle mamelle sterili -
un'altra chiama impreca [...].” [...] compare molto chiaramente anche
la visione positiva dell'approccio al tema sociale nell'indicazione della
rivendicazione specifica di un diritto da parte dei lavoratori e nel rifiuto
di azioni di lotta e di forza violente. Èquesto attegiamento che
improntòtutto il pensiero politico e l'ideologia socialista di Pellizza e
che comportòanche il rifiuto di connotazioni specifiche dei lavoratori con
gesti de protesta con attrezzi o con altri elementi che facessero
riferimento specifico alla loro professione, per puntare sulla umanitàdelle figure e sul loro ineluttabile diritto a non morire di fame in quanto
uomini prima di lavoratori. [...] La delicatezza del mezzo grafico usato ha
portato col tempo in questo come in altri cartoni eseguiti da Pellizza per il
suo quadro ad una perdita di colore ed una immagine piùsfumata e priva di
contrasti: tuttavia spicca la forza con cui sono abbozzate le due figure in
primo piano, con elementi di geometrizzazione dell'immagine che rielaborano
alcuni dati prescelti [...].» Scotti 1986, op. cit., p. 356.
- 14
- Pellizza citato in: Pelissero 1977, op. cit., p. 21.
- 15
- «La consapevolezza del crescere del movimento
proletario, le notizie di scioperi, eccidi e dimostrazioni di piazza avevano
stimolato Pellizza non piùverso la riproduzione di un episodio che
riguardava un piccolo gruppo di contadini, ma verso
l'epopea.» Scotti, Aurora (a cura di), Pellizza da Volpedo, Milano 1980, p. 12.
- 16
- Pelissero 1977, op. cit., p. 27.
- 17
- Pellizza in: Scotti 1976, op. cit., p. 89.
- 18
- A questo rispetto scrive Scotti 1976, op. cit., p. 90: «
Pellizza andòpoi staccandosi di questa concezione cosìsubordinata della
donna, promuovendone anche l'esigenza di istruzione che egli cominciòa
stimulare nella stessa moglie Teresa che anzi possòpoi in posizione non
subordinata ma fiancheggiatrice, seppur con bimbo in braccio, per il Quarto Stato.» Su questa interpretazione di posizione non
subordinata ma fiancheggiatrice della donna l'autore non èd'accordo.
- 19
- Scotti 1986, op. cit., p. 357.
«La scena si svolge sulla piazzetta Malaspina e
lo sfondo èquello che compariva in Ambasciatori della fame. Proprio
nel corso dell'agosto 1895 Pellizza decise di passare al nuovo titolo, che
doveva alludere alla maggior massa di gente alle spalle dei primi
protagonisti, massa che puntualmente ritroviamo in questa tela. Rispetto ai
bozzetti precedenti Pellizza ha peròeleminato lo stacco d'ombra in primo
piano, portando quindi avanti le figure; in consequenza queste sembrano anche
riprese meno dall'alto ed hanno una massa leggermente piùslanciata. Nel
corso delll'esecuzione del bozzetto Pellizza deve aver anche deciso di
trasformare in una figura feminile con bambino in braccio il giovinetto alle
spalle dell'uomo al centro del quadro: dell'impostazione del giovinetto resta
ancora una traccia nell'ombra del braccio rivolto all'indietro. Rispetto ai
bozzetti precedenti Pellizza ha inoltre variato la gamma luminosa che èora
impstata su contrasti di toni dal giallo al rosso, con dominanti sulfuree
nelle figure e su toni dal blu al verde nello sfondo, dove il cielo èdi
forte intensitàbluazzurata e i verdi delle piante su rifffletono nel
terreno. La pennellata èa trattini, divisa ccon dominanti verdi, rosa e
azzure: la camicia dell'uomo a sinistra ha riflessi rosati, quella dell'uomo
al centro èbianca e stacca dal panciotto rossastro; i calzoni del primo
sono fatti da puntini, quello al centro a piùlunghi filamenti e con
tecnica mista la veste della donna. Le forme iniziano un processo di
idealizzazione pechési allungano ed acquistano un impianto a volte quasi
tubolare. Se le figure di donne sulla destra, appogiante al muretto, sembrano
ben incarnare le tipologie discritte per Ambasciatori della fame, piùtumultosa ed irruente sembra invece la folla maschile proveniente dal fondo
in cui le figure si sono moltiplicate e in cui spiccano sono alcuni, pocchi
atteggiamenti. Nella parte alta della tela compare per la prima volta la
traccia in una cornice centinata che poi rimase nell'opera
difinitiva.» Scotti 1986, op. cit., p. 357.
- 20
- Pellizza citato in: Pelissero 1977, op. cit.,
p. 29; cf.
«[L'arte deve essere una] rappresentazione idialista della natura e di
noi stessi, in vista del perfezionamento fisico e morale della nostra
specie.» P. J. Proudhon 1865 citato in: Lux 1979, p. 14.
- 21
- «La tela era a cornice rettangolare e seguiva
abastanza fedelmente nell'impianto generale il bozzetto, ma fin dal 1895
Pellizza aveva portato delle varianti significative, come egli stesso
precisò, alla linea del paesaggio e alle spalle dei protagonisti. Per
giudicare di questi cambiamenti èutile confrontare il bozzetto piùche
con la tela come oggi la vediamo, con la fotografia di Fiumana,
datata sul verso 1896. Le tre figure in primo piano si presentano piùslanciate e piùsottili i quanto non prevedesse il bozzetto eseguito nello
stesso 1895, ma èsopratutto la linea di figure retrostanti che ha subito
variazioni: sulla destra lo spazio sembra essersi piùdilatato e vi
compaiono, davanti al gruppo delle donne, alcuni uomini che sopraggiungono in
corso, staccando da un altro gruppo in arrivo; acanto ad essi le figure si
presentano anch'ese estremamente allungate e slanciate ad accompagnare
'lavanzarsi dei protagonisti, mentre sulla fine della prima fila a sinistra
la sequenza èchiusa da un uomo con cane e da due altre figure che
raccordano la composizione ad una piùampia schiera immaginata al di fuori
del campo. Numerose le teste nei piani retrostanti ad accenare una folla, che
preme per venire in avanti, mentre nel paesaggio di fondo, la pieve viene un
po' allontanata rispetto al muretto che delimita la strada ed una piùfitta
cortina di alberi accompagna le strutture architettoniche. Per lo studio
compositivo Pellizza dovrette servirsi anche di alcune fotografie eseguite
appositamente coi i suoi modelli in posa fra cui anche la moglie Teresa. La
composizione di questa prima versione di Fiumana chiarisce i termini
del mutamento del titolo dell'opera: la folla dei lavoratori e del popolo
alle spalle dei protagonisti sembra dover crescere e aumentare senza costa,
arrichendosi lungo il cammino apporti sempre vari e nuovi, giustificando le
metafore ispirate ad una piena di un fiume uscente dagli argini e straripante
che Pellizza individuava nella etimologia del termine. [...]» Scotti
1986, op. cit., p. 361.
- 22
- Giovanni Cena, Il vero
nell'arte, in: la Triennale, n. 3 1896, p. 19, citato in: Lamberti
1992, op. cit., p. 88.
- 23
- La Fiumana, Giuseppe Pellizza
in: Fiori 1968, op. cit., p. 198.
- 24
- Pellizza 1895 citato in: Pelissero 1977, op. cit., p. 7.
- 25
- Pellizza citato in: Ibidem, p.
21.
- 26
- spezialista per Pellizza da
Volpedo e pubblicatrice di una grande parte dei libri su lui tra cui la sua
opera generale
- 27
-
«La consapevolenza del valore e del significato di Fiumana e il rigore
di applicazione del divisionismo inteso come mezzo per raggiungere non solo
la massima intensitàluminosa possibile, ma anche una assoluta veritàdi
rapporti luminosi fra le parti, portarano Pellizza a giudicare severamente un
errore di rapporti di luce da lui individuato nel quadro e a rielaborarlo con
foga e sostanza, a un tempo, rividendo l'impostanzione stessa dei gruppi.
Rese piùfitta la schiera dei personaggi di fondo ed eliminòle pause
naturalistiche del cagnolino e delle donne appoggiate al muretto della
"pieve" e rese piùimpetuosa la fiumana, rividendo il modellato
stesso delle figure facendole avanzare a cuneo verso l'ossevatore (Il
camminio dei lavoratori, 1898). Questo dinamismo nuovo delle immagini,
arrichite di notazioni realistiche si traduceva anche in nuovi valori
cromatici per cui, abbandonando la chiarezza luminosa dello sfondo, vi
sostituiva toni cupi e inquietanti con verdi e blu dominanti, a cui si
contrapponeva una strada bianca, luminosissima, velata solo nella parti
laterali da ombre grigio-azzurognole. Bianchi, rossi e azzuri dominavano
anche nella resa del capo degli scioperanti, mentre gli stessi colori e i
loro complementari sembravano modellare altre figure.» Scotti 1976,
op. cit., p. 42.
- 28
- Ibidem, p. 42.
- 29
- «Nel corso del 1897
e del 1898, gli anni che videro nuove esplosioni di scioperi agrari e urbani,
culminati poi nelle giornate di Milano del maggio 1898, scioperi che peròancora una volta non investorono la zona preappinica del volpedes, Pellizza,
convinto della bontàdell'idea e della sua storicità, si lanciava con
rinnovato fervore alla elaborazione di nuovi cartoni e di un altro bozzetto
(Il cammino dei lavortatori, 1898) per poi iniziare una secona, grande tela
su cui puntualmente comminciòa dipingere nel novembre del 1898.
Abbondonando le suggestioni letterarie e simbolistiche di Fiumana, che
potevano alludere a una massa imprecisata o impetuosa di persone, concentròla sua attenzione sul vasto e mesurato fronte di figure di lavoratori da
affiancare al suo terzetto d'avanguardia e puntósu un rinnovato confronto
con la naturalitàdelle immagini che evidenziva anche col titolo Il
camminio dei lavoratori. L'oggetivitàdel modellato delle figure,
privandole di realismi troppo accentuati, dava ad esse e a tutta la
composizione un carattere piùuniversale. Pellizza sottolineava cosìquello che credeva esere l'avanzarsi graduale ma ineluttaile di una nuova
classe, di contadini e operaie che il pittore, calandosi sempre piùpregnantamente nella vita popolare e vivendo e lavorando lui stesso nei
campi, si convinceva dover essere prossimo. [...] Proprio in quelll'anno
[1898, l'anno delle violente repressioni del Bava-Beccaris a Milano] Pellizza
appartato, ma non per questo isolato dallo svolgersi della storia, iniziava
il piùgrande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra
l'Otto e il Novecento.» Ibidem, pp. 42 sugg.
- 30
- Scotti
1986, op. cit., p. 409.
- 31
- «La composizione svolge
per piani paralleli ed affianca al primo terzetto avanzante una schiera
abbastanza compatta senza cesure o soluzioni di continuità, in cui le
figure ripetono gli atteggiamenti studiati per Fiumana ma accentuando i
gesti e il moto delle mani alla ricerca di un maggior eloquenza ed
espressivitàgestuale. Il colore èimpostata su una gamma calda e chiara,
con richezza di ocra-rosati che esalta il gioco delle luci e si stende in
tutto primo piano, nell'ampio spazzio, con segni dinamici e accumulati. Piùimprecisa la folla sullo sfondo in cui sembra di vedere la massa brulicante
presente in Fiumana. Il bozzetto èquadrettato per il necessario
riporto delle proporzioni sulla tela maggiore. [...]» Ibidem, p.
380.
- 32
- Lettera ad A. M. Mucchi del 18 Maggio 1898, Pellizza in: Fiori
1968, op. cit., p. 211.
- 33
- Pellizza in una lettera a V. Pica del 12 luglio 1900,
citato in: Pirovano 1991, op. cit., p. 76.
- 34
- Benevolo, Leonardo, Storia dell'architettura moderna, Bari 1971, p. 194.
- 35
- (cfr. Scotti 1976, op. cit., pp. 188-89 e 193-94).
- 36
-
«Inanzitutto il formato viene ampliato, in modo da permettere per le
figure in primo piano una scala assai vicina al vero, mentre il movimento
drammatico della folla viene stemperato in ritmi lineari complessi e
ricorrenti (“In Quarto Stato èla sinusoide quela che domina tutte le
forme.” Pellizza in una lettera a M. Oliviero dell'ottobre 1904), acquistando
la frontalitàun'evidenza che schiaccia verso lo spettatore la prospettiva
del corteo. Anche il coloro rinuncia ai contrasti espressivi (ad esempio nel
cielo tempestoso) per una luminositàpiùdiffusa ed omogenea, con toni
piatti e chiari che fanno pensare all'affresco, su cui Pellizza applicòminutamente in un vero e propprio tour de force il puntinato divisionista.
[...]» Lamberti 1982, op. cit., p. 90.
- 37
- Scotti 1986, p. 409.
- 38
- Ibidem, p. 410.
- 39
- Ibidem, p. 405.
- 40
- Ibidem, p. 405.
- 41
- «Abbondonata la tensione di
Fiumana, la composizione si concentrava come un fronte ampio e orrizontale di
lavoratori avanzanti sotto il sole, guidati dal gruppo in primo piano le cui
figure Pellizza aveva ancore una volta designata dal vero e che si preparava
a ridesignare, mettendo piùvolte in posa i suoi modelli: nel 1897 e 1898
quello di sinistra Clemente Bidone; nel 1899 quello centrale Giovanni Zarri,
entrambi muratori ma anche lavoratori della terra e come tali raffigurati e
disegnati in proporzioni naturali. Se, rispetto a Fiumana, la massa dei
personaggi prementi alle spalle dei primi diminuiva di numero e perdeva di
dinamismo, per queste stesse ragioni la scena si assolutizzava e piùlampanti, nonstante le repressioni governative, apparivano la forza e il
diritto della classe lavoratrice.» Scotti 1976, op. cit., p. 44 sug.
- 42
- Giovanni Cena, Alla Quadriennale torinese, in:
Nuova Antologia, vol. 16, ottobre 1902, n. 740, poi raccolto in Opere, vol. II, Prose critiche, Roma 1968, p. 175; citato in:
Lamberti 1982, op. cit., p. 92.
- 43
- «[...] e non èun caso, in tempi di tentazioni
preraffaellite, che polemicamente Pellizza intenda rifarsi al grande
Raffaello della Stanza della Segnatura. La scena del corteo, che si propone
come una sorta di conversazione, dove i personaggi discutono e narrano con i
gesti simmetrici delle mani nude, ècostruita per gruppi di tre, come
quella dei filosofi sulla scalinata della Scuola d'Atene di
Raffaello. Da questo stesso affresco Pellizza studia, nelle grandi fotografie
Alinari di cui si èprovveduto, la copertina centrale di Aristotele e di
Platone ed il movimento della figura pannegiata che apre la composizione sul
lato sinistro. Ed il personaggio ammantellato che tende le due mani dietro di
sée sale di schiena della scala della Scuola, chiude con un taglio
cinquecentesco , di tendaggio di quinta, il fianco destro del Quarto
Stato. Altri e numerosissimi sono i rimandi puntuali a composizioni
raffaellesche o della grande tradizione classica, ma tutti rielaborati sul
vero e filtrati con una sensibilitàcontemporanea in un linguaggio
quotidiano, un `volgare' non difforme dal contenuto di epica popolare cui
Pellizza mirava.» Lamberti 1982, op. cit., p. 91.
- 44
- Scotti 1986, p.
412.
- 45
- «La lunga elaborazione dell'opera ebbe come
conseguenza che [...] le fatiche, gli sforzi, le elaborazioni pittoriche e
gli esiti culturali e intellettuali di Pellizza finirono per identificarsi o
confluire in essa.» Scotti 1976, op. cit., p. 29.
- 46
- Ibidem, pp. 44 sug.
Note Capitolo 4
- 1
- «Pellizza aveva sperato di dare col suo quadro non il
contributo a un generico popolismo, ma l'opera adatta a simboleggiare i
progressi continui, il cammino compiuto dai lavoratori nel nome di un
“socialismo evolutivo che” come noteva il Colajanni nello stesso
1902 “aveva fatto straordinari progressi nelle campagne, ma a cui anche
una fascia larga di socialisti cittadini si avvicinava”. Egli si attendeva
ampi consensi e invece si trovòsolo con le critiche mosse alla sua opera
sia da un punto di vista formale [...], sia da un punto di vista
contenutistico [...].» Scotti 1976, op. cit., pp. 47 sug.
- 2
- «[...] il Quarto Stato, opera di
grandissimo impegno, dalle dimensioni di un affresco, cui l'artista lavoròper circa dieci anni attraverso bozzeti, studi, disegni, e che costituisce
il monumento piùalto che il movimento operaio abbia mai potuto vantare in
Italia. [...] Raffigurazione, certo, per qualche aspetto ingenua e perciò- come suol dirsi - romantica, ma per questo propriamente umana e
corrispondente a tanta parte del movimento operaio di allora e a quel tipo
di socialismo che, lo abbiamo visto, era anche del
Segantini.» Maltese 1992, op. cit., p. 268
sug.
- 3
- Fiori 1968,
op. cit.
- 4
- cf. per la (s)fortuna critica Ottant'anni di glorie
e di sfortune pellizziane in Scotti 1986, op. cit., pp. 43 sug.
- 5
- «A Majocchi Pellizza concesse anche la
riproduzione a scopo propagandistico del suo Quarto Stato, adombrando
quasi una posizione di artista-miltante. Ma tale posizione non fu senza
contrasti: nello stesso 1906 in cui si impegnava con Majocchi, Pellizza non
si sentiva di fare altrettanto con l'editore milanese Edmond Pecchi, che gli
aveva chesto di poter riprodurre il Quarto Stato sotto il busto di
Karl Marx per una delle targhette propagandistiche del partito.» Scotti
1976, op. cit., p. 53.
- 6
- Cf. Negri 1989, op. cit., p. 114.
- 7
- Scotti 1986, op. cit., p.
43.
- 8
- «Il Quarto Stato èstato in Italia uno dei
pochi quadri veramente popolari du questo secolo [...]. la piùgrandosa
scena di massa della pittura dell'ottocento italiano. L'opera nasce nella
mente del giovane artista e si sviluppo di anno in anno, a partire del 1890
parallelamente allo studio delle nuove teorie sociali.» Pelissero 1977,
op. cit., p. 25; cf. anche Scotti 1986, op. cit., p. 412.
- 9
- Corriere della
Sera, Corriere Lavoro del Venerdi 18 Giugno 1999.
- 10
- Pelissero 1977, op. cit., p. 12.
Appendice B Figure

Figura B.1:
Ambasciatori della fame, 1891, bozzetto olio su tavoletta, cm.
25x37.2, Coll. privata, Milano.
Figura B.2:
Paesaggio: piazza Malaspina a Volpedo, c. 1891, olio su tela,
cm. 42.8x80.7, Coll. privata, Milano.

Figura B.3:
Ambasciatori della fame, c. 1891-92, olio su tela, cm. 73x51.5,
Coll. privata, Biella.

Figura B.4:
Ambasciatori della fame, 1895, cm. 159x198, Coll. privata, Milano.

Figura B.5:
Fiumana, 1895, bozzetto olio su tela, cm. 77.8x44.2, Coll.
Ferraris, Biella

Figura B.6:
Fiumana, 1896, olio su tela, cm. 450x275, Coll. privata, Torino.

Figura B.7:
Il cammino dei lavoratori, 1898, bozzetto olio su tela, cm.
116x66, Coll. privata, Alba.

Figura B.8:
Quarto Stato, 1901, olio su tela, cm. 543x285, Civica Galleria d'Arte Moderna, in deposito presso il Comune di Milano.



Studio di figura maschile (ritratto di Giovanni Zarri), c.
1898-99, carboncino su carta, cm. 98x205, Coll. privata, Tortona.

Studio di figura maschile (ritratto C. Bidone), 1898, carboncino
su carta, cm. 96x200, Coll. Rizzoli, Milano.
Altri quadri ssi può veder al http://www.telnetwork.it/pellizza.
Appendice B Dipinti, studii e bozzetti. 1891-1901
Dipinti
- Ambasciatori della fame, c. 1891-92, olio su tela, cm. 73x51.5,
Coll. privata, Biella.
- Ambasciatori della fame, 1891, bozzetto olio su tavoletta, cm.
25x37.2, Coll. privata, Milano.
- Paesaggio: piazza Malaspina a Volpedo, c. 1891, olio su tela,
cm. 42.8x80.7, Coll. privata, Milano.
- Fiumana, 1895, bozzetto olio su tela, cm. 77.8x44.2, Coll.
Ferraris, Biella.
- Fiumana, 1896, olio su tela, cm. 450x275, Coll. privata, Torino.
- Il cammino dei lavoratori, 1898, bozzetto olio su tela, cm.
116x66, Coll. privata, Alba.
- Quarto Stato, 1901, olio su tela, cm. 543x285, Civica Galleria d'Arte Moderna, in deposito presso il Comune di Milano.
Cartoni e disegni
- Sciopero, 1890, matita su carta, cm. 17x10.7, Coll. privata,
Milano.
- Gruppo di Contadini, c. 1891, matita su carta, cm. 23.5x13.8,
Coll. Pasqué, Milano.
- Paesaggio, 1891, matita su carta, cm. 6x10, Studio Pellizza,
taccuino n. 13, f. 19v, Volpedo.
- Ambasciatori della fame, 1895, cm. 159x198, Coll. privata, Milano.
- Studio di figura, 1895, carboncino su carta, cm. 96x160, Coll.
Timò, Alessandria.
- Studio di figura, c. 1895-96, carboncio e contésu carta, cm.
95x158.5, Pinacoteca Civica, Alessandria.
- Studio di figura feminile (ritratto della moglie), 1895,
carboncino su carta, cm. 35x52, Coll. M. Bruni Pellizza.
- Studio di mano, 1896, carboncino su carta, cm. 14.9x18.6, Coll.
N. Del Conte Pellizza, Volpedo.
- Studio di figura di giovane uomo, c. 1896, carboncino su carta,
cm. 30,8x44,2, Coll. Valinotti, Torino.
- Studio di figure, c. 1896, matita su carta, cm. 31x21, Coll.
M. Bruni Pellizza, Volpedo.
- Studio di figura maschile, 1896, carboncino su carta, cm.
72.4x142, Coll. E. Del Conte, Milano.
- Studio di figura maschile (ritratto C. Bidone), 1898, carboncino
su carta, cm. 96x200, Coll. Rizzoli, Milano.
- Studio di figura maschile (ritratto di Giovanni Zarri), c.
1898-99, carboncino su carta, cm. 98x205, Coll. privata, Tortona.
- Gruppo di lavoratori, c. 1898-99, carboncino su carta, cm.
185x143, Coll. privata, Roma.
- Gruppo di lavoratori, 1898-99, carboncino su carta, cm. 134x145,
Coll. privata, Roma.
- Gruppo di lavoratori, c. 1898-99, carboncino su carta, cm.
141x200, Coll. privata, Roma.
- Studio di testa, c. 1899, carboncino su carta, cm. 32x37.8,
Coll. M. Bruni Pellizza, Volpedo.
- Studio per il bambino, 1899, marita su carta, cm. 19x26.2, Coll.
M. Bruno Pellizza, Volpedo.
- Studio di braccia con testa, c. 1899-1900, carboncino su carta,
cm. 50x50, Coll. M. Bruni Pellizza, Volpedo.
- Studio di testa, c. 1900-01, carboncino su carta, cm. 27x31.6,
Coll. E. Del Conte, Milano.
- Studio di testa, 1901, penna su carta, cm. 13.1x22.3, Coll. M.
Bruni Pellizza, Volpedo.
Bibliografia
-
Pellizza da Volpedo
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- Quinsac, Annie-Paule, La Peinture Divisioniste
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Indice
- Baluschek, Hans 56
- Cena, Giovanni 21, 22
- Constable, John 31
- Conti, Augusto 15
- Courbet, Gustave 45, 46
- Engels, Friedrich 53
- Fattori, Giovanni 4, 12
- Griebel, Otto 57
- Grubicy de Dragon, Victor 1, 11, 23, 29, 43, 48
- Longoni, Emilio 51
- Marx, Karl 52
- Morbelli, Angelo 9, 17, 19, 20, 33, 38, 47
- Neera 25, 49
- Nominelli,
Plinio 5
- Nominelli, Plinio 7, 36, 37, 50
- Ojetti, Ugo 27, 54
- Pica, Vittorio 26
- Previati,
Gaetano 40
- Previati, Gaetano 10, 42
- Puricelli, Giuseppe 0, 2
- Sanquirico, Pio 3
- Segantini 55
- Segantini, Giovanni 8, 13, 16, 18, 24, 30, 34, 39, 41, 44
- Severini, Gino 35
- Tallone,
Cesare 6
- Tumiati 28
- Turner,
William 32
- Villoni, Pasquale 14
Frédéric Bußmann
Linienstrasse 45
10119 Berlin
Germania
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